“STORIE DI CANTINA” – Viaggio tra i produttori del #Molise Agricolavinica, Ripalimosani (CB)

Category: news Written by Umberto Di Giacomo / October 23, 2019

Gli anziani del paese di Ripalimosani, in provincia di Campobasso, lo ricordano ancora che in passato le colline attorno al paese erano piene di vigne. Era soprattutto Tintilia, raccontano da Agricolavinica, cantina nata nel 2007 da un progetto di rivalorizzazione di un territorio abbandonato, dalla antichissima vocazione vitivinicola.

 

Le colline della Costa Bianca di Ripalimosani, per la loro esposizione al sole ed ai venti, erano la sede prescelta dai contadini dell’epoca per i vigneti.

Oggi la palla è passata nelle mani di Rodolfo Gianserra, odontoiatra, titolare della cantina. “Qualche anno fa – spiegano dall’azienda – ha deciso di acquistare questi terreni e di dedicarsi ad una viticoltura a basso impatto ambientale, senza alcun tipo di forzatura, con inerbimento naturale, mantenendo intatta la biodiversità dell’ecosistema circostante”.

 

Il nome VI.NI.CA. è un acronimo che nasce dalle iniziali dei nomi dei suoi tre figli, Vittorio, Nicholas e Carola. Tutta la proprietà è di 220 ettari (di cui la metà sono solo boschi) e si trova a un’altitudine che varia dai 550 ai 750 mt, interamente certificata biologica. Su circa 50 ettari l’azienda produce grano Senatore Cappelli e Farro Dicocco, 20 ettari sono destinati a oliveti, 26 ettari sono vigneti e poi ci sono frutteti di mele e pere antichi, noccioleti, boschi e un orto dove si coltivano il Mais Agostinello e il Fagiolo cannellino locale della “Paolina”.

 

“In vigna – sottolineano dalla cantina – abbiamo scelto un sesto di impianto molto ampio (circa 3 metri di distanza tra i filari) per evitare colture intensive e permettere alle piante di ricevere luce ed aria. Abbiamo scelto di non irrigare e permettere alle vigne di scendere in profondità con le proprie radici alla ricerca delle falde acquifere. Non compriamo uve o mosti e non siamo un’entità commerciale, trasformiamo in vino solo le uve dei nostri vigneti. Le produzioni sono sempre a bassa resa sui 50/60 quintali di uva per ettaro. In cantina aggiungiamo solo e unicamente una piccola quantità di solfiti (mai oltre 30-40 mg/lt). I vini fermentano spontaneamente con i lieviti indigeni, in contenitori di acciaio senza il controllo delle temperature e non vengono filtrati né chiarificati”.

 

Vitigno di punta dell’azienda è la Tintilia, che con i suoi 11 ettari viene vinificato in rosso (anche in macerazione semi carbonica) e in rosato. La prima bottiglia prodotta è stata a partire dalla vendemmia 2011. Il rosato di Tintilia Lame del Sorbo 2018, invece, è tra i migliori 100 rosati d’Italia, secondo la Guida Slow Wine.

 

“Noi crediamo molto nei vini di territorio – spiegano dall’azienda –, il Molise deve sviluppare una sua precisa identità vitivinicola e rispettare la natura ancora incontaminata che ci appartiene. Per questo le nostre scelte in vigna e in cantina non sono frutto di mode ma di una seria valorizzazione della nostra identità e di rispetto per una viticultura sostenibile senza sfruttamento del suolo e senza forzature enologiche in cantina”.

 

#aismolise 

 

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