Il “decanter”, lo strumento che celebra il rito dell’ossigenazione del vino

Category: news Written by Umberto Di Giacomo / June 3, 2019

Il verbo “Decantare” ha due significati. Il primo: “Celebrare con molte lodi, spesso in modo eccessivo; esaltare, magnificare”. Il secondo: “Chiarificare un liquido per sedimentazione”. Nel caso del vino c’è un terzo significato: “Ossigenare”.

 

Questo perché i vini tenuti in bottiglia per molto tempo hanno bisogno di ossigeno per riprendersi dal lungo “sonno”. Naturalmente occorre fare molta attenzione. L’operazione è delicata, le bottiglie invecchiate per lungo tempo devono essere maneggiate con cura, per via della fragilità che potrebbero aver acquisito col tempo. Nel vino, inoltre, potrebbero esserci dei residui derivanti dal processo d’invecchiamento. Ed è proprio qui che entra in gioco il decanter. 

 

Fin dal passato uno degli scopi è quello di separare i residui dal vino. Tanto è vero che si utilizza ancora oggi una candela posta tra il decanter e la bottiglia. Il sommelier fa scorrere lentamente il prezioso liquido ponendo il collo del decanter in modo che la luce illumini il passaggio del vino. In questo modo si possono notare i residui prima che questi inquinino il resto del vino presente nel decanter. Altro scopo è permettere al bouquet aromatico del vino di aprirsi in tutta la sua ampiezza, grazie una adeguata dose di ossigeno.

 

Naturalmente – come in tutte le cose - serve una ragionevole misura, perché il vino è un elemento molto volatile e una eccessiva ossigenazione potrebbe danneggiare irreparabilmente la sua composizione.

 

Decanter sì, insomma, ma “maneggiare con cura”.

 

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