DIARIO DI UN ASPIRANTE SOMMELIER / 7

Category: news Written by Umberto Di Giacomo / December 2, 2019

“Il gigante e la bambina”: prendiamo in prestito il titolo della canzone di Lucio Dalla per salire su su, fino a quasi sbattere sulle Alpi e andare a scoprire le meraviglie ampelografiche della piccola Valle d’Aosta e dell’enorme Piemonte. Due Regioni vicine di casa ma dal differente “peso”: quantitativo e per certi aspetti anche qualitativo. Di sicuro confermano che il vino è soprattutto territorio, geografia, suolo.

La Dora Baltea è la spina “fluviale” della Val d’Aosta, attorno a cui le zone di viticoltura si sono strutturate. Le acque riflettono i raggi di luce e in posti così freddi anche scampoli di sole vanno guadagnati coi denti. La DOC più importante è il “Blanc de Morgex et de La Salle”, dall’autoctono Priè Blanc, vitigno d’altura, coltivato anche sopra i 1000 metri. Interessante il “Picoutener”, uva a bacca rossa, dal grappolo col peduncolo tenero e sottile, con caratteri complessi, strutturati e parecchio tannici, che appena si scavalla regione cambia nome ed è noto come “Nebbiolo”. Un termine che ci rapisce e ci porta dritti dritti in Piemonte.

 

Terra di vini giganteschi, famosissimi, brand conosciuti in tutto il mondo, coltivati in territori che sono Patrimoni Unesco. Impossibile parlare di tutti, basta citare Barolo e Barbaresco e già abbiamo le vertigini. Un territorio complesso, con DOC e DOCG l’una nell’altra, in un magico sovrapporsi di produzioni straordinarie e uniche. Piemonte-Langhe-Nebbiolo è un tutt’uno, un triangolo autoctono che conduce a bottiglie incredibile. Storia.

 

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