“Cheers”, “vakhtanguri” o “imeqatigiitta”. Le origini del nostro “cin cin” nella notte dei tempi

Category: news Written by Umberto Di Giacomo / December 28, 2018

Potete dire “cheers”, “prosit” oppure “santé”, o “kanpai”, ma anche “vakhtanguri”, “imeqatigiitta” e “okole maluna”. Starete comunque augurando a tutti i presenti un bel brindisi. Il nostro “cin cin”, simbolo della festa, il tintinnio di bicchieri che accompagna compleanni, lauree, ma soprattutto aiuta a salutare il vecchio anno e a dire benvenuto a quello nuovo. Il 31 dicembre voleranno tappi e si alzeranno calici, ma quali sono le origini del brindisi?

Antichissime, tanto è vero che nella stessa Bibbia – secondo quanto riporta il sito “Le vie del gusto” – ci sono riferimenti ad esso. Greci e romani ne facevano largo uso, durante i banchetti nell’antica Ellade era il simposiarca che soprintendeva alla preparazione delle bevande e all’argomentazione dei brindisi dedicati a inneggiare i presenti o donne amate. Con il dilagare del Cristianesimo il brindisi venne rivolto più su, nel cielo, a onorare la memoria dei Santi. Con il Medioevo pare che l’usanza cadde in disuso, perché considerata di bassa livello sociale e soprattutto morale. Dal Rinascimento in poi il “cin cin” è tornato di gran moda, fino ai nostri giorni, dove il tintinnio dei calici accompagna indissolubilmente il sorriso dei momenti più belli.

 

Thank for sharing!

About The Author